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Sadhana Filosofia

17/09/2025

Quando l'IYENGAR® Yoga diventa sostegno reale, umano e terapeutico

di Patrizia Maffei

 

 

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le patologie del sistema nervoso, centrale e periferico, coinvolgono centinaia di milioni di persone e sono la prima causa di disabilità al mondo. L’esperienza di Garth McLean, insegnante Senior di IYENGARYoga, affetto da anni da Sclerosi Multipla, è la prova lampante degli straordinari effetti terapeutici dello yoga secondo gli insegnamenti di B.K.S. Iyengar.

Dal 14 al 16 marzo 2025 Garth ha tenuto a Firenze un seminario tanto atteso quanto prezioso: “Come lavorare con i problemi neurologici” in cui ha condiviso con sincerità la sua esperienza personale: nel maggio del 1996, dopo un peggioramento progressivo di sintomi inizialmente sottovalutati, venne ricoverato presso il Dipartimento di Neurologia dell’Università della California. In soli tre giorni arrivò la diagnosi che avrebbe cambiato la sua vita.

Da quel momento iniziò per lui un percorso di profonda trasformazione, che lo portò a scoprire lo yoga di B.K.S. Iyengar come strumento fondamentale non solo per gestire i sintomi della malattia, ma anche per coltivare e una pratica stabile e una nuova forza interiore. Grazie ai suoi continui viaggi in India, al sostegno della famiglia Iyengar e a una dedizione quotidiana, Garth è oggi uno dei punti di riferimento a livello internazionale nell’applicazione dello yoga per patologie complesse come la Sclerosi Multipla, il Parkinson o la SLA. Non si tratta solo di apprendere variazioni o modifiche tecniche: l’incontro con Garth è un’esperienza umana e professionale che lascia il segno. Lo yoga di B.K.S. Iyengar, con il suo approccio preciso, graduale e adattabile, consente a studenti di ogni età e condizione fisica di accedere a una pratica profonda, intelligente e trasformativa.

Come ricordava B.K.S. Iyengar:

“Con il tempo si scopre che lo yoga ha il potenziale di trascendere il dolore fisico. Gli effetti collaterali dello yoga sono una diminuzione dello stress e una regolazione dei sistemi del corpo, offrendo a ognuno conforto e senso di benessere.” (Iyengar 1993, p.117)

Heyam duḥkham anāgatam, “I dolori futuri possono e devono essere evitati.” (YS, II.16)

B.K.S. Iyengar chiarisce che il dolore presente può essere alleviato e quello futuro prevenuto, grazie alla pratica consapevole e alla conoscenza discriminante. Lo yoga, in questa visione, è una disciplina preventiva, una via per costruire forza, resilienza e salute a lungo termine. Ma nel contesto terapeutico, lo yoga assume un significato ancora più rilevante.
 


L’Associazione Internazionale di Terapisti Yoga (IAYT), di cui Garth è membro certificato, definisce lo Yoga Terapeutico come: “Un processo che consente all’individuo di progredire verso la salute e un maggior benessere attraverso l’applicazione degli insegnamenti e delle pratiche yoga”. È un approccio che richiede una formazione specifica, un aggiornamento costante e un dialogo attento tra insegnante e studente, nella prospettiva di un cambiamento reale, positivo e personalizzato.


Un'esperienza condivisa: il caso di Elisabetta

Nel mio lavoro quotidiano come insegnante certificata di IYENGARYoga ho avuto modo di accompagnare Elisabetta, una praticante assidua da molti anni. Nel settembre 2023 ha iniziato ad avvertire sintomi che, dopo una serie di accertamenti, hanno condotto alla diagnosi di Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), malattia neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, le cellule nervose che controllano i muscoli volontari. È una patologia che, pur risparmiando le funzioni cognitive, sensoriali e sfinteriche, comporta una graduale perdita di mobilità.

Nel primo anno, Elisabetta ha continuato a praticare con piccole modifiche. Con il sopraggiungere di nuove limitazioni, ho ritenuto fondamentale offrirle il supporto più ampio possibile. Da qui l’idea di partecipare insieme al seminario di Garth, con il quale sono stata regolarmente in contatto per la pratica di Elisabetta.

L’insegnamento più importante ricevuto in quei giorni è stato semplice quanto rivoluzionario: evitare che la persona si affatichi. Le posizioni proposte erano sempre bilanciate da momenti di rilascio e pratiche restorative.

Garth chiedeva spesso: Siete stanchi?”, e proponeva alternative a chi desiderava riposare. La sua attenzione verso ciascuno è stata profonda, rispettosa, umana.

Insegnare yoga a una persona affetta da SLA richiede una costante capacità di adattamento. La malattia è progressiva e imprevedibile: ciò che oggi è possibile, domani può non esserlo più. Questo comporta la necessità di rivedere continuamente le posizioni, i supporti, i tempi della pratica — e spesso anche l’intenzione con cui si lavora. Non c’è una sequenza fissa, ma una presenza attenta e una sensibilità che si rinnovano ogni giorno.

A tutto questo si aggiunge un aspetto personale che rende tutto ancora più intenso: il mio legame con Elisabetta non è solo quello tra insegnante e allieva. Si è creato un rapporto speciale. Accompagnarla in questo percorso significa anche attraversare insieme la trasformazione che la malattia impone. Vedere giorno dopo giorno i suoi cambiamenti fisici è doloroso. Ma è proprio in quel dolore condiviso che la pratica assume un senso più profondo. Non è più solo movimento o allineamento, ma un gesto di ascolto, di vicinanza, di cura. Un gesto d’amore.

Ovviamente, un seminario non basta a formare un insegnante in ambito terapeutico. Ma con Elisabetta abbiamo integrato ciò che abbiamo appreso, passo dopo passo, aggiornando Garth che ci chiedeva costantemente informazioni. La sua pratica continua, sostenuta da me e dai suoi compagni di classe, si è trasformata in una rete di supporto reale, in cui lo yoga diventa spazio di condivisione, ascolto e, perché no, di resistenza alla malattia.

In fondo, come insegna la tradizione yogica, l’unione tra praticanti, insegnanti e strumenti (i props) è una forma concreta di karuna, compassione in azione, dare con gentilezza.


Testimonianza di Elisabetta

“Quando la mia insegnante di yoga Patrizia mi ha proposto di partecipare al seminario per insegnanti di Garth, Senior Instructor di Livello 3, affetto da sclerosi multipla e specializzato nella pratica rivolta a persone affette MS e altre malattie neurologiche, non ho avuto esitazioni, ho subito colto la grande opportunità che mi stava offrendo. Pratico Iyengar yoga con Patrizia da 7 anni, ben prima della diagnosi di SLA e durante questo ultimo anno Patrizia con pazienza e tanta professionalità, adatta le lezioni alle mie nuove esigenze ed ai miei nuovi limiti, facendo in modo che io possa godere ugualmente dei benefici della pratica. Quindi, ho deciso di partecipare ad uno dei tre giorni di seminario; pensavo che tre sarebbero stati troppo faticosi, e sono arrivata al seminario con molta curiosità ma anche preoccupata dall’elevato numero di persone, dalla possibile confusione e dal timore che per me – nelle mie condizioni – fosse tutto troppo.
E invece la giornata è stata un susseguirsi di emozioni positive, l’ambiente era carico di un’energia tranquilla ma intensa, si sentiva che tutti eravamo lì per lo stesso scopo e Garth teneva tutto sotto controllo con grazia e fermezza. Garth mi ha seguito passo passo negli āsana rivoluzionati con maestria, come se fossi ad una lezione individuale. Ma non gli sfuggiva niente di nessuno dei presenti, che chiamava per nome. Mi ha mostrato che non ci sono āsana che la disabilità mi può negare, posso addirittura beneficiare di śīrṣāsana – che era una delle mie posizioni preferite - senza salire in verticale sulla testa! Ma soprattutto ho provato fisicamente cosa è una pratica efficace per me ora, in totale sicurezza. Ho un unico rammarico: non aver partecipato all’intero seminario”.

 

La sequenza che Garth ha fatto praticare ad Elisabetta seguita da Patrizia:

Supta Sukhāsana

Con posizionamento di una benda sotto l’occipite. L’occipite, la parte posteriore del cranio, è un’area chiave: da qui, attraverso il forame giugulare, emerge il nervo vago, uno dei più importanti conduttori del sistema nervoso autonomo. Il vago — il decimo nervo cranico — percorre un lungo viaggio nel corpo, influenzando cuore, polmoni, diaframma e visceri. È il principale attore della nostra risposta parasimpatica: rallenta il battito cardiaco, regola la respirazione, stimola la digestione e contribuisce a riportarci in uno stato di calma e sicurezza.

La tensione muscolare, la postura rigida di chi soffre di una malattia neurologica, possono alterare la funzionalità vagale. Il sostegno sotto l’occipite favorisce un allungamento gentile della zona cranio-cervicale. Garth ha insistito particolarmente sul posizionamento della benda massaggiando i lati del tratto cervicale, allungando la pelle indietro oltre l’attaccatura dei capelli e decomprimendo l’area di passaggio del nervo vago.

Sethu Bandha Sarvangāsana

In questa variazione terapeutica, il soggetto è disteso con il torace e il bacino sollevati su un bolster, favorendo l’estensione passiva della colonna e l’apertura toracica. Il mento è rivolto verso lo sterno, facilitando un delicato allungamento della regione cervicale e la stimolazione vagale. Le gambe sono stabilizzate da una cintura intorno alle cosce per ridurre il lavoro muscolare e prevenire movimenti involontari. Due sacchetti da 5 kg sono posizionati sulle mani per contrastare la tendenza alla chiusura palmare (mani a pugno), comune in patologie neurologiche, favorendo così il rilascio periferico e il riequilibrio tonico-posturale degli arti superiori. Questa posizione praticata regolarmente può aiutare in caso di spasticità, incontinenza urinaria e intestinale, affaticamento e depressione.

Supta Badda Konāsana

Questa variazione con il torace su bolster e la testa sostenuta dalla coperta, favorisce l’apertura passiva del torace e il rilassamento dell’addome, senza richiedere attivazione muscolare. È particolarmente indicata per pazienti neurologici con compromissione del tono posturale o affaticamento cronico. L’espansione toracica promuove una respirazione ampia e controllata. Riduce affaticamento, aiuta la digestione, può alleviare la spasticità. La posizione è sicura e ben tollerata anche in condizioni di grave debolezza neuromuscolare.

Malāsana

In questa variazione supportata, eseguita con sedia, la flessione passiva del busto permette un profondo rilassamento neuromuscolare.
La posizione favorisce la regolazione del sistema nervoso autonomo attraverso una stimolazione indiretta del nervo vago, riduce l'attività dei muscoli paravertebrali grazie allo scarico assiale della colonna e consente un’espansione della zona dorsale e lombare con il respiro, migliorando l’efficienza ventilatoria senza richiedere impegno muscolare attivo. L'utilizzo dei supporti garantisce sicurezza posturale e adattabilità, rendendo questa proposta efficace nella prevenzione della fatica neuromotoria. Questa posizione viene proposta da Garth come posizione di riposo fra una posizione e l’altra in caso di stanchezza.

Dwi pāda viparīta daṇḍāsana (śīrṣāsana di Elisabetta)

Questa variazione completamente supportata viene utilizzata come sostituto di śīrṣāsana per i pazienti neurologici che non possono più sostenere inversioni attive. Il torace è aperto e sostenuto dal viparīta daṇḍāsana bench, mentre la testa poggia su bolster e coperte per garantire decompressione cervicale e continuità della linea mediana. Gli arti inferiori sono completamente supportati da cuscini per prevenire ipertono o scatti spastici. Questa configurazione facilita un’estensione passiva del rachide, stimola i barocettori toracici e promuove una risposta vagale riflessa. La posizione migliora la flessibilità della colonna vertebrale, aiuta le funzioni escretrici, allevia la depressione, rifresca il corpo e lo prepara alle posizioni indietro più impegnative

Kraunchāsana


 

Nella variante illustrata, la posizione dell'airone viene eseguita da seduti su una sedia, con l'uso di una cintura per estendere l'arto inferiore. Questo adattamento è particolarmente indicato per persone affette da malattie neurologiche, come la sclerosi multipla o il morbo di Parkinson, poiché consente di lavorare in sicurezza sull'estensione del ginocchio, la flessione dell’anca e l’allungamento miofasciale della catena posteriore, riducendo al minimo il rischio di instabilità posturale o affaticamento. Il mantenimento del busto eretto stimola la propriocezione assiale e il controllo neuromuscolare del tronco, elementi spesso compromessi nei disordini del sistema nervoso centrale. L’impiego di props (sedia, cintura) consente inoltre una progressione adattabile del carico motorio, facilitando l’accesso alla posizione anche in presenza di spasticità o ipotonia.

Utthita pārṣvakonāsana

Variazione eseguita con l’aiuto di una sedia. La posizione, solitamente vigorosa e dinamica, viene qui adattata con rispetto, intelligenza e precisione.
Sedersi permette di mantenere la stabilità. L’apertura laterale del busto e il sollevamento del braccio seguono comunque la linea del classico āsana: si crea spazio tra le costole, si allunga la muscolatura laterale del tronco e si stimola la respirazione toracica. La gamba è estesa in avanti, offrendo più controllo e coinvolgimento attivo. Dal punto di vista neurologico, questa posizione lavora sull’integrazione tra la capacità di propriocezione (cioè di sentire la posizione ed il movimento nello spazio) e il sistema vestibolare (responsabile dell’equilibrio). Coinvolge il midollo spinale attraverso l’attivazione asimmetrica dei muscoli paravertebrali e sostiene l’allungamento delle catene muscolari laterali — spesso contratte o ipotoniche nei pazienti con patologie neurodegenerative. E’importante che le posizioni in piedi siano sempre molto sostenute e tenute per poco tempo e se l’allievo dovesse iniziare a tremare deve uscire dalla posizione e assumere una posizione di riposo.

Vṛkṣāsana

Questa variante impiega la sedia per sostenere il piede dell’arto sollevato e una barra per la trazione e l’equilibrio, risultando particolarmente adatta a persone con patologie neurologiche che compromettono la stabilità posturale e l’integrazione sensomotoria. L’attivazione della catena estensoria sull’arto d’appoggio, combinata all’allineamento verticale del tronco, favorisce il rinforzo della muscolatura antigravitaria e l’orientamento propriocettivo. Questa configurazione minimizza il rischio di cadute e consente un’esplorazione graduale dell’equilibrio su un solo piede. L’impiego di multipli punti di appoggio esterni (muro e sedia) migliora la consapevolezza corporea e la stabilità. Se non è possibile unire i palmi delle mani a causa di spasmi o di altre difficoltà, si utilizza il bastone per poter estendere le braccia oltre la testa. Avere un sostegno a cui aggrapparsi fornisce un feedback ai nervi e ai muscoli delle braccia.

Urdhva Hastāsana

In questa variante da seduti, la posizione viene eseguita con l’ausilio di un bastone verticale impugnato con entrambe le mani, che consente di facilitare l’elevazione delle braccia affette da debolezza o limitazione motoria. La mano inferiore esercita una spinta verso l’alto, inducendo un’estensione assistita dell’arto controlaterale. L’assetto seduto fornisce stabilità pelvica e minimizza il compenso lombare, mentre l’azione bilaterale del bastone favorisce la coattivazione dei muscoli del cingolo scapolare e l’allineamento del rachide per mantenere la mobilità delle spalle e aumentare l’ampiezza del movimento.

Supta pārṣvana muktāsana

Questa posizione, così come suggerito dal libro di Garth (McLean 2020, p.69), è eseguita in posizione semi-prona con il sostegno di un bolster sotto il torace e la testa, ed è progettata per indurre una torsione passiva della colonna vertebrale associata a una flessione-abduzione dell’anca, promuovendo il rilascio delle catene miofasciali laterali e la decompressione lombosacrale.

L’orientamento respiratorio diaframmatico in questa posizione — favorito dall’appoggio frontale e dalla leggera torsione — stimola il nervo vago, promuovendo una risposta parasimpatica che riduce l’attività simpatica, migliora la regolazione del battito cardiaco e supporta la stabilizzazione emotiva e viscerale, allevia il mal di schiena, aiuta le funzioni degli organi addominali.

Al momento della pubblicazione di questo articolo, a causa dell’evoluzione della sua condizione, Elisabetta ha scelto di sospendere la pratica di IYENGARYoga per dedicarsi ad un percorso di fisioterapia altamente specializzato e specifico per la SLA.

E’una scelta che rispetto profondamente e che nasce da un ascolto autentico del proprio corpo e delle sue esigenze attuali. La nostra collaborazione sul tappetino si è fermata ma non si è fermato il nostro percorso umano.

 


 


Bibliografia

Iyengar B.K.S, Light on Yoga Sutras of Patañjali, Noida-Uttar Pradesh, Harper Collins, 1993.

McLean G., Yoga and Multiple Sclerosis, London, Singing Dragon, 2020.

https://www.iayt.org

https://www.thelancet.com/journals/laneur/article/PIIS1474-4422(24)00038-3/fulltext


 

Riferimenti immagini:

https://yogarth.com; archivio AIYI (a cura di Patrizia Maffei)

Per motivi di privacy, le fotografie di Elisabetta sono state rielaborate tramite intelligenza artificiale in modo che la praticante non sia riconoscibile.


 

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