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Sadhana - Filosofia

07/07/2023
 

Yoga per Tutti - Il racconto di un'esperienza
 

di Micaela Pasca

 

 

La perseveranza, la costanza, l’umiltà, il coraggio, l’impegno, la passione, una buona dose di follia, ed in particolare il cuore sono i componenti di questo meraviglioso viaggio.

 

 

Una scelta difficile, quella di avvicinare allo yoga un gruppo di persone con disabilità …ma poi avviene qualcosa di magico e meraviglioso.
Vi racconto la mia esperienza.

“Yoga per Tutti” è iniziato nell’aprile 2019, il giorno in cui fui presentata all’associazione La Scintilla per praticare yoga con un gruppo di persone con disabilità fisiche e mentali. Il progetto non è iniziato con le parole, ma con il coraggio, l’impegno e la passione. La Scintilla è un’associazione di Napoli che fornisce assistenza a disabili psico-fisici, dai 18 anni in su, attraverso una programmazione di attività tese alla socializzazione e all’integrazione, oltre allo sviluppo di nuovi stimoli ed interessi. L’attività si svolge presso un centro sportivo di Napoli, Kodokan, che mette a disposizione il proprio spazio, e per lo yoga è stata destinata una palestra con tatami.
All’epoca stavo completando la formazione di insegnante, mi confrontai con la mia insegnante formatrice, Gabriela Corsico Piccolini, che mi consigliò di seguire il mio sentire. Forte della mia formazione e dei principi che lo yoga mi aveva trasmesso, ho iniziato questa nuova avventura partendo dalla consapevolezza che lo yoga è uno strumento dove interagiscono corpo, mente e cuore con l’obiettivo di conoscere sé stessi. In particolare il metodo insegnato da BKS Iyengar non è competitivo e può essere praticato da tutti e a tutte le età.
Decisi quindi di iniziare questo viaggio, ritenendo che lo yoga fosse uno strumento e un metodo di conoscenza di una pratica non competitiva capace di far comprendere i propri bisogni e i propri limiti.

L’inizio fu difficile, durante il primo incontro mi trovai bloccata dalla paura e mi domandai: cosa avrei potuto fare? Alla fine dell'incontro la mia reazione fu che non parlai per una intera giornata. Ma da quel giorno non ci siamo più lasciati.

 


Di ritorno a casa pensai a come relazionarmi con il gruppo. Premetto che non avevo nessun tipo di esperienza e/o formazione con persone con disabilità quindi il primo confronto fu con gli educatori. Il gruppo era molto eterogeneo, a causa delle diverse patologie, dell’età e dei rapporti interpersonali. Ciò ha costituito una notevole difficoltà iniziale e per superarla si è reso necessario formare due gruppi da 12/15 persone per garantire la partecipazione di tutti.
I partecipanti sono adulti con differenti disabilità fisiche e mentali, a cui è stato offerto un incontro settimanale di circa 40 minuti per gruppo. Non ci sono differenze sostanziali nel mio stile di insegnamento, ma piuttosto la sfida è stata quella di imparare come relazionarmi e come comunicare, e ciò è stato possibile grazie al supporto prezioso ed essenziale degli educatori che sono sempre presenti durante la lezione e che con la loro professionalità mi hanno fornito gli strumenti giusti per comunicare con i ragazzi.
Col tempo si è creato un rapporto di fiducia ed è stato possibile conquistare la loro attenzione durante la lezione. Dopo qualche mese di lavoro costante sono stata riconosciuta e i ragazzi aspettavano l’incontro di yoga!
La fase successiva è stata quella di scegliere una sequenza di posizioni che potesse essere sempre la stessa e ripetuta durante gli incontri.

E’interessante notare come a distanza di quattro anni gli allievi conoscano ogni singola posizione. Ci vuole sempre anche una dose di fantasia, di capacità di improvvisare, ma soprattutto la volontà di entrare in sintonia con loro e aprire il cuore, cogliere ogni apparente difficoltà e trasformarla in un momento di consapevolezza.
 

Fasi della lezione di yoga

Seduti gambe incrociate in silenzio si intona la AUM, la sorgente di tutte le energie; AUM viene emesso come auspicio di buon inizio. È stato sin dall’inizio e continua ad essere il momento più emozionante. Questa vibrazione ha il potere di mettere tutti in silenzio, vi assicuro che non è semplice.

Risveglio articolare e muscolare: si prosegue seduti con lavori articolari per le caviglie, per i polsi e per le spalle. Ad esempio girare i piedi o fare ciao ciao con le mani.

 

 

In piedi si sperimentano stabilità ed equilibrio imparando i nomi delle posizioni tradotti in italiano: la montagna, l’albero, il guerriero, il cane a testa in giù. La montagna, “com’è la montagna? È stabile. E il guerriero? È coraggioso.” E poi arriva il cane a testa in giù, il cane che allunga braccia e gambe, che estende la schiena e la inarca.

Seduti e sdraiati, gradualmente si porta la schiena a terra e si solleva il bacino, ci si dondola sulla schiena con le gambe piegate.

Sdraiati per rilassamento, śavāsana a luci spente. C’è una persona che aspetta questo momento solo per spegnere la luce. E incredibilmente tutti sono nel silenzio della pace.
 

Il lockdown

Neanche il Covid ci ha fermati. Da marzo 2020 a gennaio 2021 abbiamo continuato il nostro rapporto attraverso brevi video registrati da me. Durante il secondo lockdown, grazie ad una piccola raccolta fondi abbiamo acquistato un computer ed i tappetini per continuare le lezioni. Incredibile e inaspettata la partecipazione dei ragazzi e, sempre con il supporto degli educatori, siamo riusciti a praticare anche online e a distanza.

I risultati sono stati sorprendenti, tanto da incoraggiare tutti noi a continuare a credere nel progetto.
 

Gli obbiettivi raggiunti

I ragazzi hanno ottenuto migliore consapevolezza nell’ascolto, maggiore concentrazione, sono stati capaci di rispettare il silenzio, hanno ottenuto più stabilità ed equilibrio fisico. Ma in particolare i ragazzi hanno aperto il loro cuore ed io il mio, così sono felice di aver intrapreso e portato avanti questo viaggio, in compagnia dei ragazzi “Scintillosi”.
Nicola, all’inizio, non accettava l’idea di seguire la lezione; diceva “no regole”. L’abbiamo accolto senza forzarlo ed ora viene spontaneamente a seguire la lezione.
Antony era irrequieto durante la lezione e si lasciava contenere con difficoltà, ma poi ha imparato a manifestare meno disagio, soprattutto da quando gli è stato proposto di sedersi vicino a me; da allora mi ha vista!
Tony è poco sportivo e non ama il confronto, ma è riuscito a gestirsi da solo, uscendo dalla sua comfort zone ed è stato uno dei primi a seguire lo yoga.
Stefania non aveva proprio idea di cosa fosse lo yoga. Lo chiama “scuola di ballo” ed è un modo per relazionarsi con gli altri. Pierpaolo Rosa, uno degli educatori della Scintilla, riferisce che durante questi anni di corso di yoga, ha notato una partecipazione dei giovani con disabilità con un’attenzione ed un interesse diversi: “La presenza costante settimanale dell’insegnante di yoga è stata importante. È stata lei a proporre sempre gli stessi esercizi aggiungendone lentamente altri in modo che l’attenzione, l’ascolto e la scoperta del movimento del corpo si potenziassero sempre di più. Quindi nel tempo i giovani si sono lasciati guidare dalla voce dell’insegnante, senza più tanti interventi degli educatori”.

Sono felice di aver potuto condividere la nostra esperienza perché lo yoga può essere davvero uno strumento per imparare a vedere la vita da un’altra prospettiva, per capire i propri limiti e per affrontare le piccole sfide quotidiane.
​Mi piace concludere con le parole di uno degli educatori: “non siamo noi che insegniamo, noi impariamo dai ragazzi. La vita con loro ci insegna che dovremmo mettere una marcia più bassa per andare tutti alla stessa andatura.”

 

Referenze immagini

“La Scintilla” Onlus, Napoli (www.lascintillaonlus.org).
 


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