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Sadhana - Filosofia

07/02/2022             

 

L'uso della sedia 

 

Di Adriana Calò 

 

 

 


Ecco una sequenza che trae spunto da una lezione che si è tenuta on line nell’aprile 2021 organizzata dalla LOY ed in cui si è sviluppata una sequenza con l’uso della sedia.

La sedia è un supporto particolarmente versatile perché permette di sperimentare differenti azioni nell’ambito di āsana che appartengono ai diversi gruppi di posizioni; inoltre permette, in taluni casi, di mantenere la posizione più a lungo migliorando i benefici della posizione stessa.

 

Allunghi iniziali

Adho Mukha  Vīrāsana con la sedia rigirata (foto 1).

Le mani alte permettono al dorso di rientrare meglio e alle ascelle di aprirsi. La parte anteriore e posteriore del tronco si allungano più uniformemente. La sedia aiuta anche a portare gli inguini indietro.

 

Adho Mukha Svānāsana con la sedia rigirata (foto 2).

Le mani sollevate, come se fossero su due mattoni:

  1. Fanno in modo che le scapole si compattino di più verso il torace

  2. Aiutano a spostare il peso dalle spalle alle gambe.

 

Adho Mukha Svānāsana con la sedia rigirata afferrando le gambe della sedia (foto 2a).

La variante di afferrare le gambe della sedia (foto 2a) è indicata per chi ha le spalle più larghe e dà un ulteriore aiuto nel non crollare con gli avambracci.

 

Uttānāsana con la sedia agli inguini (foto 3).

Spesso sentiamo dire a lezione che gli inguini devono diventare “profondi”. La sedia aiuta a portare indietro the root of the thighs, così l’addome si rilassa (o fa più naturalmente quell’uḍḍīyāna kriyā di cui parla Prashantji), la colonna si allunga e si crea spazio tra le vertebre. Se si riesce ad appoggiare la testa, anche con l’aiuto di un mattone, questo crea quell’effetto brain wash di cui parlava BKS Iyengar, nel senso di freschezza e pulizia delle cellule cerebrali.

 

 


 

Posizioni in piedi

Utthita Trikoṇāsana con la sedia sotto l’ascella (foto 4).

Lo schienale della sedia qui rievoca l’antico uso dello yoga daṇḍa, il bastone che si usava per il prāṇāyāma. E’ stato dimostrato sperimentalmente ciò che facevano gli antichi praticanti di yoga, e cioè che se lo yoga daṇḍa viene collocato sotto un’ascella e ci si appoggia su di esso, sottoponendo quella parte del corpo ad una pressione adeguata, la forza del respiro aumenta nella narice opposta e diminuisce nella narice che si trova sullo stesso lato. E’ possibile quindi liberare in pochi secondi una narice otturata, collocando lo yoga daṇḍa sotto l’ascella del lato opposto ed esercitando con l’attrezzo una leggera pressione. Se questa pressione viene mantenuta troppo a lungo, il flusso respiratorio attraverso la narice che si trova sullo stesso lato diminuisce, e infine la narice si ottura.

L’altro effetto che si ottiene con questo uso della sedia è quello di aiutare a rientrare le costole superiori e a realizzare una delle caratteristiche principali di questo āsana e cioè che i due lati del tronco devono essere paralleli e della stessa lunghezza.

 

Utthita Pārśvakoṇāsana con lo schienale della sedia davanti (foto 5).

 

Utthita Pārśvakoṇāsana con lo schienale della sedia dietro (foto 6)

In entrambi i casi, con questo uso della sedia, si lavora di più l'apertura del torace. 

Con lo schienale dietro in particolare, soprattutto per i principianti può aiutare a superare il fear complex (la paura di cadere).

La mano messa davanti aiuta la rotazione del ginocchio.

 

 


 

Torsioni

Bharadvājāsana con le mani in appoggio sulla sedia (foto 7).

Aiuta a riportare correttamente il peso sugli ischi (e cioè, nell’ipotesi in cui si vada a destra: sull’ischio interno destro e sull’ischio esterno sinistro) e ad alzare il torace.

Su questo asana BKS Iyengar diceva che the bone of the foot (del piede inferiore) è il cervello della posizione e che deve essere mantenuto a terra. La sedia in questo caso aiuta a sentire questa connessione con il piede e migliora la torsione.

 

Marīchyāsana III (foto 8).

Riguardo alle torsioni BKS Iyengar diceva che bisogna imparare a girare prima la pelle, poi il muscolo (the flesh). Faceva l’esempio della lettera: se volete leggere una lettera dovete prima aprire la busta.

 

 


 

Preparazioni per arm balancing

Preparazione per Pārśva Bakāsana (foto 9, 9a e 9b)

  • Partire da Uttānāsana alla distanza di un braccio dalla sedia (foto 9)

  • Portare i piedi sulla sedia (foto 9a)

  • Piegare le gambe (foto 9b)

 

Vasiṣṭhāsana I e II (foto 10).

In tutte queste posizioni la sedia aiuta ad entrare nella geometria della posizione, anche quando i muscoli non riescono a sostenere il peso del corpo.

 

Śīrṣāsana “appeso” (foto 11).

Il supporto per le mani aiuta ad appoggiarsi mentre si entra nella posizione. La sedia in questo caso viene usata come in genere viene usato il cavallo.

Questa variazione è raccomandata solo agli allievi esperti.

 

 


 

Posizioni sedute

Vīrāsana (foto 12).

Dopo Śīrṣāsana, Vīrāsana (ma anche qualche altra posizione seduta, tipo Upaviṣṭa Koṇāsana) può aiutare a risentire l’elemento terra nelle gambe che sono state a lungo nell’elemento aria; ma per molti la flessione del ginocchio è un problema, quindi fatta con la sedia in questo modo Vīrāsana diventa accessibile a tutti.

 

Da qui si può anche fare una torsione (foto 12a).

 

 


 

Estensioni in avanti

Paśchimottānāsana

Sedia rigirata, con lo schienale sulle cosce. Qui le gambe sono più larghe del Paśchimottānāsana classico (foto 13).

 

 


 

Estensioni delle gambe

Supta Pādāguṣṭhāsana con la gamba contro la sedia (foto 14).

Qui l’uso della sedia serve per distribuire meglio l’allungo nel retro della gamba che in genere, soprattutto per le persone flessibili, è tutto nel retro della coscia e di meno nel polpaccio.

Il retro della coscia in questa posizione, diceva Geeta, è spesso stressed piuttosto che stretched.

 

Bisogna avere il giusto equilibrio tra mobilità e stabilità:

"La mobilità è lo stimolo ispiratore per procedere mentre la stabilità è l'energia statica per mantenere l'auto-equilibrio o l'auto-forza per avere fermezza. Un praticante di yoga ha bisogno di entrambe le qualità - mobilità e stabilità, l'ispirazione per procedere e l'aderenza per diventare stabilii."

(Geeta Iyengar)

Usare la sedia obbliga a piegare la gamba, per appoggiarla alla sedia, e questo oltre a rilasciare l’inguine frontale fa rilassare l’addome. Spesso dimentichiamo che in questa posizione è importante il lavoro dell’addome che deve allargarsi ai lati e verso l’alto. Afferrare la sedia, inoltre, evita di chiudere le spalle.

La cintura che lega la barra allo schienale impedisce alla sedia di chiudersi.

 


 

Posizioni di recupero

Setu Bandha Sarvāṅgāsana (foto 15).

 

 


 

Rilassamento finale

Śavāsana con le gambe sulla sedia (foto 16).

Prashantji dice che ci sono posizioni difficili per il corpo, ma non impegnative per la mente. Mentre Śavāsana è una posizione non impegnativa per il corpo, ma molto difficile per la mente.

Śavāsana ci insegna a mantenere fermi i karmendriyas, a ritirare verso l’interno gli jñānendriya, a sperimentare il silenzio. In questo senso è una pratica che prepara alla meditazione.

 

 

Bibliografia

 

Geeta Iyengar, Mobility in Stability, s.d. [trascrizione di una conferenza tenuta nel 2002]

Stefano Piano, Enciclopedia dello Yoga, Magnanelli, 2006.

 

Referenze Immagini

Foto di Adriana Calò per LOY


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